Qualcosa puzza, e non è l'immondizia

Qualcosa puzza, e non è l'immondizia

Qualcosa puzza, e non è l’immondizia

 

Dopo aver presenziato alla manifestazione dinnanzi all’impianto di trattamento della SAF a Colfelice possiamo affermare che c’è qualcosa che puzza e non è solo l’immondizia. Oltre alla grande rabbia dei cittadini abbiamo potuto constatare che non c’è una grande trasparenza intorno all’impianto. Le domande che abbiamo posto precedentemente forse avranno, almeno in parte, una risposta dal sopralluogo dei NOE dei Carabinieri voluto dal Ministro Clini. A questo punto ci chiediamo quanto possibilità di trovare una risposta hanno le restanti domande sollevate da noi, normali cittadini, sulla gestione dell’impianto se addirittura un Ministro , per avere dati certi su un impianto a partecipazione pubblica, debba mandare dei Carabinieri. Oltre a queste perplessità, anche se sappiamo che il nostro Paese non brilla certo per trasparenza, ci siamo scontrati di nuovo con l’incapacità di programmazione della nostra classe politica. Dire no ai rifiuti della Capitale è una cosa giusta, ma allo stesso tempo non possiamo stare ad ascoltare le stesse persone che per anni hanno appoggiato idee vecchie e remunerative per pochi a discapito dei cittadini e dell’ambiente. Le stesse persone che per anni hanno appoggiato la costruzione di inceneritori, che non hanno incentivato minimamente la raccolta differenziata, che non hanno seguito la strada virtuosa già tracciata da diversi Comuni italiani. Secondo progetti innovativi di professionisti italiani, gli inceneritori come quello di San Vittore o l’impianto di Colfelice sono destinati alla riconversione in forme di trattamento più evoluto o addirittura sono destinati a sparire perché non ci saranno rifiuti da smaltire ma risorse da riutilizzare. Questi progetti sono copiati ed applicati in tutto il mondo e proprio noi che ne siamo gli autori facciamo tanta fatica ad approfittare di questa opportunità. Il mondo della vecchia politica però è completamente sordo a queste voci. A questo punto ci chiediamo perché non investire su un ciclo virtuoso dei rifiuti che porterebbe più occupazione, farebbe risparmiare molti soldi in cure sanitarie e farebbe respirare di nuovo questi terreni martoriati? L’unica cosa che sappiamo è che questa gestione potrebbe togliere un bel business alle organizzazione camorristiche, potrebbe portare un vantaggio sulle bollette dei cittadini, oltre che all’ambiente ma potrebbe diminuire il guadagno dei cosiddetti “re della monnezza”. Quindi, possiamo dire con certezza che oggi non avremmo bisogno di fare le barricate se ci fosse stata una gestione più attenta, più trasparente e più innovativa del problema dei rifiuti e crediamo che anche gli stessi politici che, in odore, anzi in questo caso puzzo di campagna elettorale hanno colto la palla al balzo per farsi un po’ di pubblicità gratis, lo sanno bene e siamo convinti che chi è parte del problema non può risolverlo.

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